Elegante e affascinante col suo manto corvino e splendente, il gatto nero è uno dei felini più eleganti. Nell’antico Egitto era considerato un animale sacro – grazie alla figura della dea-gatto Bastet, di cui era considerato emissario benevolo – ma poi, nel corso della storia, è nata la superstizione che il gatto nero fosse un simbolo di sventura.

Una credenza popolare nata nel Medioevo e che si è trascinata fino ai giorni nostri, anche si sta cercando il modo di invertire questa tendenza di pensiero, a causa di grandi maltrattamenti subiti dai poveri animali a causa del loro manto scuro.

Ma come è nata questa superstizione legata al gatto nero e al suo portare sfortuna? Scopriamolo insieme.

Il gatto nero nella superstizione

La superstizione riguardo al gatto nero e al suo portare sfortuna è nata durante il Medioevo, e in particolare durante la caccia alle streghe: a causa del colore scuro del pelo e al fatto che uscisse soprattutto di notte, il gatto nero divenne associato a un demone e identificato come compagno delle streghe.

Inoltre, dato che spesso i gatti appiano in mezzo alla strada, il gatto nero faceva imbizzarrire i cavalli comparendo all’improvviso, e da qui è nata la superstizione secondo qui questo tipo di micio che attraversa la strada è sinonimo di sventura.

A causa di queste motivazioni, il gatto nero fu immediatamente associato al male – come tanti altri animali notturni, ad esempio il gufo, o neri, ad esempio il corvo – e a una donna bastava anche solo dare da mangiare a un gatto nero per essere accusata di stregoneria.

Nel 1400 la situazioni peggiorò notevolmente, sia per le donne sia per i gatti neri: la bolla papale di Innocenzo III stabilì la volontà di eliminare tutte le religioni pagane, e due monaci tedeschi scrissero il Malleus Maleficarum, una sorta di manuale in cui si spiegava come riconoscere e come torturare una strega. 

In questo libro delirante, si parla anche dei gatti neri, e si spiega che se la donna veniva condannata al rogo per stregoneria, il suo gatto doveva bruciare insieme a lei.

Sempre perché ritenuto uno spirito del male, il gatto nero fu accusato di aver diffuso la peste, e per questo venne sterminato senza pietà: in realtà, studi successivi hanno spiegato come fu proprio la loro uccisione in massa a provocarne la diffusione, poiché non c’era più nessuno che cacciava i topi, veri portati di peste.

L’ultimo gatto giustiziato per stregoneria morì in Inghilterra nel 1712, ma la superstizione è sopravvissuta fino all’epoca moderna, tanto che spesso i gatti neri sono perseguitati ingiustamente ancora oggi.

Proprio per questo l’Aidaa – Associazione Italiana Difesa Animali & Ambiente, ha creato una giornata internazionale del gatto nero: si celebra il 17 novembre e serve a combattere i pregiudizi verso questa razza felina.

Il significato del gatto nero nei sogni

Se nella vita è stato al lungo sinonimo di sventura, nel simbolismo onirico il gatto nero ha un significato molto più positivo: in questo ambito, infatti, è considerato simbolo di femminilità, seduzione e sensualità, oltre a rappresentare l’inconscio e l’indipendenza.

Sognare un gatto nero, quindi, potrebbe essere un messaggio dal nostro inconscio, che ci indica una voglia nascosta di indipendenza e ribellione. Potrebbe essere anche un enfatizzare la propria connessione verso il mistero e l’inconscio, e quindi un invito ad aprirsi verso questa dimensione, o comunque in generale a fidarsi di più del proprio istinto.