Sempre di più, negli ultimi anni, la ricostruzione chirurgica è entrata a far parte pienamente della cura del cancro al seno, in modo che la donna colpita da questo tipo di malattia sia in grado di sentirsi a suo agio e riprendere in ogni aspetto una vita normale.

La ricostruzione del seno è considerata talmente integrante per il processo di guarigione che è diventata una procedura a carico del Servizio Sanitario Nazionale: oggi, infatti, questo tipo di cancro è sempre più diffuso, e sono molte donne sono costrette a subire una mastectomia totale per potersi curare, una procedura che sicuramente aiuta la guarigione, ma che lascia danni dal punto di vista estetico e psicologico, in quanto la donna la vive come una mutilazione del suo corpo e del suo essere.

Ecco perché è fondamentale capire e conoscere le opzioni di ricostruzione offerte oggi dalla chirurgia, e soprattutto è importante rivolgersi a strutture che sappiano lavorare con questo di casistiche, perché si tratta di un intervento che non riguarda la mera ricerca di perfezione estetica, ma un vero e proprio percorso psicologico di rinascita dopo un trauma psicologico notevole.

Che cos’è un espansore mammario e come si utilizza

Esistono numerose tecniche per la ricostruzione mammaria, ma una delle più diffuse è quella che prevede l’uso di protesi o l’inserimento di un espansore mammario.

Si tratta di una sorta di palloncino che viene gonfiano progressivamente con una soluzione fisiologica: la sua funzione è quella di distendere i tessuti in modo graduale, e può essere usato solo come preparazione per il successivo inserimento della protesi vera e propria, oppure può essere una soluzione permanente. Sono sempre di più, infatti, le ditte che propongono espansori a permanenza, lasciati definitivamente così da evitare un secondo intervento per sostituirli.

La prima fase chirurgia è uguale a entrambe le procedure, sia che si scelta l’espansore momentaneo sia che si preferisca quello permanente: durante questa prima operazione si va a inserire, sotto al muscolo grande pettorale, l’espansore prescelto, e viene solitamente impiantato direttamente nella paziente immediatamente dopo l’avvenuta mastectomia (ovvero l’asportazione della ghiandola mammaria, la cute sovrastante e il complesso areola e capezzolo).

A questo punto, se bisogna inserire delle protesi vere e proprie, è necessario aspettare qualche mese per permettere ai tessuti di espandersi gradualmente: la soluzione fisiologica per il riempimento va inserita due o tre volte a distanza di circa 15/20 giorni, attraverso una valvola integrata nell’impianto facilmente identificabile nel tessuto sottocutaneo.

Una volta raggiunto il volume desiderato, è il momento di procedere alla seconda fase, ovvero un nuovo intervento chirurgico per andare ad inserire la protesi definitiva.

Espansore o protesi: come scegliere?

Entrambe le soluzioni sono ugualmente valide, quindi come scegliere tra le due?  Questa è una decisione che va assolutamente presa dal chirurgo, perché vanno tenuti conto tanti fattori: prima di tutto la struttura fisica e le preferenze della paziente, ma anche l’esito dell’intervento di mastectomia, e dalla necessitò o meno di un successivo trattamento radioterapico. Insomma, non esiste una regola generale e ogni caso va valutato a sé.

Quello che è certo è che, grazie all’esistenza di un’ampia gamma di espansori e protesi di ogni forma, superficie, grandezza e tipologia, è possibile in qualsiasi caso assicurare alla paziente un risultato finale il più possibile naturale.