Il saluto buddista è qualcosa che cela un significato simbolico, di rispetto, onoreficenza, racchiuso semplicemente in un gesto di saluto e nella pronuncia di quella che può essere considerata la parola dai “mille significati”: Namasté.

Significato e tradizione

Questa parola che ha origini sanscrite è composta da due significati che se uniti si traducono in un saluto che omaggia chi si ha davanti. Il saluto buddista ha anche un grande significato spirituale che vuole esprimere la riconoscenza, e il rispetto per la sacralità che vive in ognuno noi e che con un semplice gesto di saluto, viene omaggiata.

La pronuncia di questa parola è sempre diversa, poiché può cambiare in base al paese in cui ci si trova, alla tradizione del popolo che la pronuncia ma certamente quella diffusa sia in occidente che in oriente pone l’accento sull’ultima “é”.

Nonostante le venga attribuito il significato cui abbiamo accennato pocanzi, in realtà rivela significati anche più profondi. Secondo gli indiani, nel centro del nostro cuore risiede l’anima e ponendo le mani accostate al petto, mentre si pronuncia il saluto, si tende a omaggiare la presenza divina che alberga dentro di noi.

Il saluto buddista nello yoga

La disciplina dello yoga, ricorda come ognuno di noi, nonostante siamo tutti uniti, in realtà sia diverso dall’altro. Siamo sì uniti, in quanto esseri umani con la natura che ci circonda ma nel caso specifico, uniti nello yoga.

Quando un maestro saluta con Namasté i propri allievi, si inchina per ringraziare il Dio che è in loro e che li sta unendo per condividere il cammino dello yoga. L’allievo rispondendo al saluto, ricambia questo gesto di gratidutine.

Come si esegue il gesto di saluto?

Secondo coloro che praticano l’arte dello yoga, il gesto di muovere le mani e posizionarle in un certo modo, come per il saluto buddista, influenza tutto il corpo. Namasté viene pronununciato solitamente mentre si portano le mani al petto e può essere usato come saluto, nel momento dell’incontro e quando si va via.

Per compierlo correttamente, basta unire le due mani e portarle davanti al cuore, come quando si prega con le mani giunte. La testa si piega un po’ in avanti e gli occhi si chiudono in segno di riflessione.

Il gesto delle mani giunte prende il nome “anjali” celebra e onora l’unione dello spirito con la materia: la mano destra indica la natura divina e quella sinistra, la natura terrena.

Secondo lo yoga, unire i palmi delle mani attiva il “chakra” del cuore e pronunciando il saluto avviene un vero e proprio scambio di energia tra i due soggetti. Per mostrare rispetto verso la persona che si ha di fronte, si può anche solamente giungere le mani tra le sopracciglie, piuttosto che davanti al cuore.

L’uso ed il significato del saluto buddista, possono subire delle variazioni in base a dove ci si trova e a chi si sta salutando. In India, per esempio, è usato per salutare chiunque. In Nepal invece, si usa per salutare gli anziani con una variazione nella pronuncia.

Nella cultura induista è un gesto religioso che si esegue quando si entra in un tempio per ringraziare le divinità. In occidente invece, si usa nei centri dove si pratica lo yoga e la meditazione, dove è considerato un mantra, cioè un’unione di sillabe sacre che formano una concentrazione di energia spirituale che attrae le energie spirituali.