Tra gli elementi architettonici più diffusi e famosi troviamo la capriata in legno, una tradizionale costruzione del tetto caratterizzata dall’uso di travi che lo sostengono senza utilizzare punti di appoggio intermedi. Usata già ai tempi dell’antica Grecia, la capriata non solo è una costruzione antica e particolare, ma diventa fondamentale quando si deve realizzare un tetto a due pendenze: la capriata infatti, come elemento portante, scarica a terra i carichi della struttura, senza appesantire eccessivamente il tetto.

Fino alla diffusione di ghisa, acciaio e cemento armato – per cui si deve aspettare la seconda metà del XIX secolo) il materiale più resistenze e a buon mercato era il legno, e proprio così è nata la diffusione della capriata in legno: oltre che per la costruzione di solai, questo materiale è infatti stato utilizzato anche per le strutture portanti, e quindi anche per le capriate, di cui esistono numeroso tipologie, o completamente in legno o miste con elementi come il metallo.

Che cos’è la capriata in legno

Per capriata, quindi, s’intende un elemento strutturale realizzato principalmente in legno e di forma triangolare, utilizzato dalla tradizione architettonica occidentale come elemento principale di sostegno del tetto, per la sua capacità di annullare le spinte orizzontali. La capriata è composta da diversi elementi, ognuno con un nome e una funzione specifica:

  • Due puntoni: le travi inclinate da cui dipende la pendenza del tetto.
  • Catena: elemento orizzontale che fa da base al triangolo. È quello che permette il supporto di trazioni che altrimenti andrebbero a gravare sui puntoni.
  • Controcatena: è presente solo nelle capriate più grandi, e collega i puntoni per orizzontale.
  • Monaco: è la trave verticale.
  • Saette: sono gli elementi che hanno inclinazione opposta ai puntoni, e servono a evitarne l’inflessione e a scaricare la compressione sul monaco.

Nel corso dei secoli sono state inventate diverse tipologie di capriate, a partire dall’originale che ad oggi è conosciuta come capriata semplice, molto diffusa negli edifici rurali come stalle e fienili: in questo caso la struttura è composta da tronchi d’albero sbozzati grossolanamente ed è la più basilare, adatta a spazi non superiori a 7-8 metri.

Una versione più contemporanea è la capriata classica (o palladiana): formata dai due puntoni, dalla catena e dai saettoni, è molto diffusa sia nelle chiese sia in ville e palazzi nobiliari e si presta per spazi tra 7-12 metri. Per gli spazi molto grandi sono state inventate le capriate a doppie catene, che vanno a coprire fino a 15 metri, sono caratterizzate da due catene sovrapposte e si trovano comunemente in chiese molto grandi o edifici pubblici.

Come costruire una capriata in legno

Realizzare una capriata è un lavoro che va fatto con estrema attenzione: prima di tutto bisogna assicurarsi di scegliere il materiale giusto e che il tetto e i due muri portanti siano in grado di reggere una struttura del genere.

L’elemento più importante, poi, è che ogni parte della capriata si incastri alla perfezione: a questo scopo, quindi, è necessario conteggiare le scanalature secondo metodi matematici precisi, eseguiti da professionisti abituati a questo tipo di lavori.  Per quanto riguarda le travi, solitamente si possono usare sia travi classiche, sia travi più strette dette arcarecci.